Giornale della Parrocchia
"L'oratorio di Sant'Ambrogio"
Articoli scout usciti sul giornale:
Route
a Lourdes di Alessandro, settembre 2000
Piacere... gli scouts!!! di Pietro & Lorenzo, dicembre 2000
Un popolo di teledeficienti di Lorenzo, febbraio 2001
Una route multiparticolare di Giacomo, febbraio 2001
La Via Crucis di Lorenzo, aprile 2001
Caccia di zona del Primo Maggio di Alessandro, giugno 2001
Scouts a Sarajevo di Lorenzo, novembre 2001
Giornata della Pace in Piazza Santa Croce di Lorenzo,
dicembre 2001
Salutando Giacomo di Valeria, gennaio 2002
Educazione ed impegno politico di Laura, marzo
2002
San Giorgio regionale a Viareggio di Lorenzo,
maggio 2002
Giornata dei genitori di Lorenzo, giugno 2002
Vacanze di branco 2002 di Akela, settembre 2002
Uscita dei passaggi 2002 e I
Care (Social Forum) di Lorenzo, novembre 2002
Consiglio capi regionale a Castiglioncello di
Nausicaa, dicembre 2002
L'idea dello scoutismo di Lorenzo, febbraio
2003
Vita invernale di reparto di Lorenzo, febbraio
2003
LEGGI UN'ARTICOLO SULLA SCUOLA E GENITORI DEL 14 MAGGIO 2001
Piacere…gli
scouts!!!!!
Con allegria ed entusiasmo, partecipiamo alla redazione di questo numero del giornalino parrocchiale, che rappresenta, nella sua semplicità, l’impronta che la parrocchia di S.Ambrogio vuol comunicare al suo quartiere ed ai suoi abitanti.
Sì,
anche gli scouts si sentono parte integrante della realtà che ormai da 6 anni
li ospita, nostro scopo sarà quello di integrarci ancora di più per fare
apprezzare a voi, cari lettori, lo scoutismo come un servizio, che la Parrocchia
vi offre, con cui sempre maggiormente sarete chiamati a confrontarvi e a
conoscere.
In tal senso strumento utile per conoscere chi siamo e cosa facciamo può essere internet infatti ci potete trovare sul sito di gruppo:
http://members.xoom.it/firenze16
(esatto senza www).
Ma
chi sono quei buffi ragazzi in pantaloncini che ogni tanto vedete alla messa o
il sabato pomeriggio ‘a giro’ per S.Ambrogio?? Che fanno???
Sì,
potremmo iniziare a dare risposta a queste se pur banali domande…
Il
Firenze Sedicesimo, questo è il nostro nome, ha iniziato a svolgere le proprie
attività in S.Ambrogio grazie a Don Domenico che, sei anni or sono, ebbe
l’ardire di accoglierci. Le nostre attività si rivolgono a ragazzi dagli 8 ai
21 anni. Gli educatori che li seguono, detti capi, hanno dai 21 anni in su, e vi
è possibilità di iniziare a fare scoutisimo anche direttamente da educatori
ben accetti sono ragazzi o ragazze di 22 23 24 etc.. (fino a 99) che volessero
avvicinarsi a questo strano mondo.
Ovviamente
chi ha 8 anni non vive lo stesso scoutismo di un diciottenne, per questo ci sono
tre unità divise per fascia di età che lavorano separatamente vivendo
esperienze diverse ma improntate ai medesimi valori educativi.
Dagli 8 ai 10-11 anni, i bambini vivono l’esperienza del BRANCO che si riunisce il sabato pomeriggio in Borgo la Croce 36 e una volta al mese di domenica trascorre un’intera giornata all’aperto a contatto con la natura. I bambini condividono la dimensione del gioco e del divertente confronto. In estate poi il Branco trascorre una settimana per le cosiddette Vacanze di Branco.
Dagli 11 ai 15 anni i ragazzi vivono il REPARTO che ha come filo-conduttore l’avventura e l’acquisizione di competenze tecniche. Anche il Reparto si riunisce il sabato pomeriggio, con gite o fine-settimana durante l’anno. L’evento clou è a luglio con i 14 giorni del Campo in tenda e costruzioni (cucine, angoli di squadriglia, portali etc..) in piena autosufficienza.
Dai sedici anni in su lo scoutismo vissuto dai ragazzi non muta i suoi valori, ma mutano le esperienze. I ragazzi sono chiamati a vivere il CLAN in una dimensione comunitaria l’esperienza della strada e del servizio, confrontandosi su attività da loro organizzate. Momenti forti della vita di R/S (NOVIZIATO E CLAN) sono le tre Routes (campi), che si svolgono nel periodo natalizio, nella settimana Santa prima di Pasqua e a luglio (8-10 giorni).
Ogni unità compie il proprio percorso sotto la guida educativa dei capi che si confrontano in Comunità Capi per garantire l’unitarietà educativa e l’adesione ai valori cristiani che l’appartenere all’A.G.E.S.C.I. (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) e la nostra coscienza ci propongono ogni giorno.
Questo
brevemente siamo noi…speriamo davvero che quest’anno ci arricchisca e ci
renda ancora più vicini e utili alla nostra Parrocchia.
Don
Carlo ci sta contagiando con il suo entusiasmo… sì vogliamo finalmente creare
insieme una forte comunità parrocchiale di cui ci vogliamo sentire parte
attiva.
Non
vi preoccupate, dal prossimo numero saranno i ragazzi a raccontarvi non tanto
chi siamo, ma l’esperienze concrete che viviamo.
Pietro
Beretta (Capo clan)
Lorenzo Vigotti (Capo gruppo)
“Quanti sono i vangeli: sette, quattro o dieci?
La domanda fa tremare i polsi a un tale - chiamiamolo Pino, giusto per
capirci - che tenta il colpo grosso in un quiz miliardario tra i tanti delle
nostre tivù. Smarrito, Pino si guarda attorno, un tremito forse gli percorre la
schiena. Alla fine, sudato, tenta: «Pensavo fosse più semplice... dieci mi
sembrano eccessivi... sette?... io ricordo quattro... reminescenze»”.
Leggevo qualche giorno
fa quest’interessante articolo su Ventiquattro, la nuova rivista del
Sole 24 ore, riguardante il progressivo degrado della televisione italiana.
Dopo alcuni esempi molto convincenti come
quello soprascritto, veniva formulata la fatidica domanda: “Chi
ne è responsabile? Gli spettatori che, come si afferma, ci si specchiano
beati, o chi la calcola e progetta?”.
Questa è una domanda
che mi sono posto molte volte anch’io, davanti alla televisione, o leggendo
sui giornali del giorno dopo i dati statistici dell’Auditel, che come tutti
sanno, fornisce l’indice di gradimento di un programma televisivo. Come mai,
proprio i programmi più poveri spiritualmente e moralmente, si rivelano anche i
più seguiti?
“Gli italiani questo vogliono, indecenze e idiozie:
così insisteranno a dire, sempre più confortati dai numeri, in un circolo
vizioso che si autoalimenta. E poi ribadiranno la loro idea fissa: la tivù ha
una necessità ferrea di abbassarsi fino al livello degli spettatori, i veri
responsabili delle indecenze e delle idiozie”.
Non sarà invece che in un ambiente caratterizzato
da forte concorrenza, la battaglia tra le reti sia combattuta più con programmi
di bassa levatura che con programmi di qualità al solo scopo di aumentare
l’indice di ascolto e i conseguenti introiti pubblicitari?
Personalmente penso che sia proprio così: sono
anni ormai che importiamo i peggiori programmi dall’estero, dai primissimi
quiz degli anni ‘50 alla grande novità mediatica del 2000 Grande Fratello; ma
assistiamo anche inerti alla pesante volgarizzazione dei messaggi televisivi,
come l’uso del corpo umano sempre più esasperato, sia dal punto di vista
fisico sia (forse peggiore) morale.
Le televisioni (prima quella privata, seguita a
ruota da quella pubblica), hanno abbassato deliberatamente il gusto mediamente
diffuso degli italiani, conformandolo a quello, notoriamente di bassissima
cultura, americano; la prova è data dal fatto che programmi esteri si adattano
benissimo al nostro pubblico. Del resto l’importanza della televisione nel
guidare i gusti e le abitudini della gente è ormai assodata, anche se in Italia
non ne abbiamo ancora preso coscienza appieno, visto che per esempio non siamo
ancora riusciti a imporre una seria e doverosa divisione tra potere politico e
potere mediatico.
Così, dunque, può capitare che un quiz
miliardario rivolto ad adulti metta in questione - con serietà, per quanto
televisiva -quel che parrebbe ovviamente noto anche ai bambini: il numero dei
vangeli. Capita cioè che, una volta di più, la televisione consacri
ufficialmente, platealmente l'ignoranza più bassa, che la rincuori, che la
presenti come modello. La cosa davvero dolorosa, in tutto ciò, non è che il
nostro povero Pino non si vergogni di non sapere quel che sarebbe più che ovvio
sapere. La cosa davvero dolorosa è che gli stessi che, idiozia dopo idiozia,
l'hanno indotto a una tale indecenza verso se stesso, sostengano ora che questo
vogliamo noi tutti, che questo ci meritiamo, che questo sia il nostro specchio.
Lorenzo Vigotti - Capo Gruppo
Una Route multiparticolare
(non ancora disponibile)
La
Via Crucis
Padre
Carlo è veramente contento. E soddisfatto. Quella che era nata come una
chiacchierata con alcuni amici in pizzeria, si è realizzata in qualcosa di
importante, qualcosa che avrà certamente un futuro.
Sto
parlando ovviamente della Via Crucis dei giovani avvenuta lo scorso venerdì 30
marzo nelle strade del nostro quartiere.
Padre
Carlo è riuscito a coinvolgere non solo molte delle realtà della nostra
parrocchia, ma anche alcuni gruppi provenienti dalle vicine San Michele e San
Remigio, e addirittura dalla Santissima Annunziata.
Ogni
gruppo ha curato una specifica stazione, rendendo così i quattordici momenti di
riflessione sulla passione di Gesù diversi tra loro sia come tempi sia come
modi, accomunate però dallo stesso spirito di condivisione nei confronti del
folto pubblico che ha seguito la manifestazione.
I
gruppi che hanno lavorato a quest’evento sono stati: i gruppi giovanili di
Sant’Ambrogio, San Michele e San Remigio; i catechisti, l’associazione
musicale “Il Trillo” e gli scouts della nostra parrocchia; il gruppo
missionario (Suor Esther); le suore Oblate dell’Assunzione di Borgo Pinti con
alcune delle ragazze che ospitano; le suore di San Filippo e un gruppo della SS.
Annunziata. (quale?)
La
“processione” era preceduta dalla croce, portata a turno dai gruppi
partecipanti, e illuminata da tutti quanti grazie alla candela che ognuno
portava, simbolo personale della croce stessa.
Partiti
da Sant’Ambrogio, la Via Crucis si è snodata verso i viali, poi ha toccato
Montedomini, Santa Croce e San Remigio, per giungere infine in San Firenze dove
con l’ultima stazione della Resurrezione la processione si è sciolta.
Le
impressioni riportate sia dagli organizzatori sia dai partecipanti sono state
estremamente positive, sottolineando la semplicità della proposta e la profonda
partecipazione del pubblico.
Padre
Carlo ha aggiunto che è stato un primo forte momento di incontro tra realtà
vicine che dovrebbero conoscersi di più e avere più contatti; inoltre ha
voluto ribadire l’importanza del confronto con la città, per la quale siamo
“sfilati” toccando luoghi precisi di grande valenza storica e religiosa (a
volte sconosciuti ai più!), e raccogliendo lungo il percorso non solo
l’indifferenza della gente che ci vedeva per caso, ma anche la partecipazione
spontanea di tanti che ci hanno seguito.
Diamo
quindi l’appuntamento a tutti per il prossimo anno!
Lorenzo Vigotti - Capo Reparto
CACCIA DI ZONA DEL PRIMO MAGGIO (guarda le foto)
E chi l’ha detto che gli scouts non hanno rilievo nella nostra società? Il primo maggio 2001 è stato dimostrato il contrario. Gli scouts hanno sì un ruolo e forte. Era uno di quei giorni in cui si è vista forte la mano di B.P. (fondatore degli scouts).
La scena era questa, più di 130 lupetti e lupette in cerchio in Piazza della Signoria, i rispettivi capi, alcuni rappresentanti dei vigili del fuoco e l’assessore alla pubblica istruzione del Comune di Firenze; sì, i nostri lupetti hanno coinvolto un po’ tutti, per non parlare della folla che avvicinandosi per curiosità ("Che fanno ‘sti matti?") ha seguito le nostre attività fino al canto finale ("Viva la gente", canto ufficiale anche del nostro clan).
Ma cosa è stato fatto? Si sono riuniti tutti i branchi della zona est di Firenze e creati nuovi gruppi misti che si sono impegnati ed hanno lavorato intorno ad un'unica tematica: la nostra cara città di Firenze. Chi si è occupato (come il sottoscritto o meglio… i lupetti che erano con il sottoscritto) della presenza degli stranieri in città, la loro importanza per l’economia della città, intervistandoli anche direttamente; chi si è dedicato ad uno studio sui bottegai fiorentini; chi ha dato più concretamente una mano a Firenze improvvisandosi operatore ecologico; chi si è dedicato, dopo un piccolo caso di educazione stradale, alla nobile professione del vigile urbano affibbiando multe (chiaramente simboliche, fatte dai bambini) agli automobilisti che infrangevano le regole stradali e progettando nuovi cartelli stradali, a misura di bambino per i piccoli pericoli; chi si è dato al pronto intervento e tra i tanti lavori manuali ha pulito la fontana di Piazza D’Azeglio e infine chi (gruppo "guide turistiche") ha studiato la nostra città e aiutato giocando i turisti. Insomma è stato un duro lavoro, ma ha portato grosse soddisfazioni.
Queste sono state date: dalla possibilità avuta di comprendere i problemi riscontrati in città ad un membro della giunta comunale; da un piccolo corso tenuto dai gentiluomini dei vigili del fuoco; e soprattutto dalla gioia sui volti di ogni bambino, bambino che ha ricevuto una lezione di buona cittadinanza, rendendolo consapevole che fra qualche anno verrà chiamato ai suoi doveri di uomo e donna, residente della nostra bella città, responsabile e consapevole dei problemi e del comportamento migliore per superarli.
Ecco la più grande soddisfazione che ogni giorno ci dà lo scoutismo, la gioia di vivere e di vivere bene!
Alessandro Nepi - Rover
Come molti già sanno, quest’estate due capi del gruppo scout della
nostra parrocchia sono stati a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, per
partecipare ad un campo di animazione e ricostruzione.
Abbiamo portato con noi tutto il materiale che grazie alla generosità
di molti parrocchiani siamo riusciti a raccogliere in primavera: quaderni,
penne, matite, zaini scolastici, tutto quel materiale di cancelleria che
permetterà ai bambini più sfortunati di andare a scuola con il necessario per
studiare.
A Sarajevo abbiamo incontrato una realtà che è difficile raccontare in
quest’articolo; molti si possono immaginare gli orrori della guerra, la
televisione ci ha abituato alle distruzioni di intere città, ai cadaveri civili
e alle fosse comuni, una delle atrocità commesse dalle milizie al soldo di
Slobodan Milosevic, oggi imputato di questi stessi crimini, ma commessi in
Kossovo, al Tribunale Internazionale dell’Aja.
Quello che più ci ha impressionato, e che è impossibile da rendere con
una fotografia o con un filmato, è l’odio che la guerra ha lasciato dietro di
sé. Sarajevo prima della guerra era il simbolo dell’integrazione etnica e
religiosa: il 40% dei matrimoni misti ne erano una prova reale; oggi purtroppo
le posizioni si sono radicalizzate, e i quartieri della città da promiscui sono
diventati monoreligiosi.
Potete immaginare la disperazione di coloro che avevano una famiglia
mista: spesso il legame familiare si è rotto, nella migliore delle ipotesi si
sono dovuti adattare a vivere secondo un’unica fede, rinunciando alla
meravigliosa ricchezza proveniente da due o più tradizioni differenti.
Immaginate dunque una città con i suoi quartieri divisa in tre zone
d’influenza: i mussulmani che costituiscono la maggioranza con le loro enormi
moschee; i cristiani ortodossi che essendo di etnia serba sono passati da una
situazione di privilegio ad una di paura perché hanno deciso di rimanere
comunque nella loro città, anche se odiati da tutti gli altri; infine i
cristiani cattolici, una minoranza perché molti sono emigrati in paesi
cattolici come la vicina Croazia.
Ma cosa fanno gli scouts a Sarajevo?
Ormai da cinque anni abbiamo costituito presso tre scuole situate in
quartieri diversi (musulmano, ortodosso, cattolico) dei campi estivi per scouts
di tutta Italia che organizzano delle attività per i bambini e i ragazzi che
d’estate non saprebbero che altro fare. Inoltre diamo una mano alla
ricostruzione delle case, mettendoci fianco a fianco con i membri della famiglia
che si ricostruisce la propria casa, bombardata durante la guerra.
Il nostro programma non si limita a questo: organizziamo degli incontri
con esponenti politici, religiosi, sociali e militari per cercare di capire le
ragioni di quello che è successo e le prospettive per un futuro che non sarà
facile. L’idea è di una vera full-immersion nella vita precaria del
quartiere: facciamo la spesa al locale mercato, cuciniamo e mangiamo prodotti
locali, ricerchiamo ogni occasione per un incontro, uno scambio di opinioni, un
sorriso.
E ti accorgi che è proprio di questo che necessitano: di ricevere un
sorriso da noi, che veniamo da lontano. Troppi anni di guerra gli hanno abituati
a vedere tutti gli stranieri come soldati invasori (e il contingente dell’Onu
SFOR che attualmente pattuglia la città non è molto diverso), e si
meravigliano sempre di vedere che noi li cerchiamo, ci sporchiamo le mani con
loro, accettiamo con un sorriso una battuta o un’ingiuria contro l’Italia.
Già, perché la nostra visione dell’Italia non rimane più la stessa:
come per ogni cosa, l’allontanamento svela sempre aspetti che prima non si
vedevano o consideravamo poco importanti.
A Sarajevo ti accorgi come i trattati internazionali non sino solo
parole, come una nuova legge per l’immigrazione cambi la vita alla gente e
separi le famiglie, come una ipotetica politica estera diventi lì concreta e
piena di significato (e di morti) per persone che hanno perso tutto durante una
guerra lunga quattro anni in cui noi, vicini ricchi e cattolici, ci siamo
limitati a stare a guardare.
E’ stata un’esperienza che veramente ci ha coinvolti;
un’esperienza più semplice e sicura di quello che normalmente la gente crede:
il nostro consiglio è di provarci, di andare per provare a cambiare.
Lorenzo Vigotti - Pattuglia Balcani / Sarajevo
P.S. I campi scouts in Croazia, Romania, Bosnia-Erzegovina e Kossovo sono aperti a tutti e sempre bisognosi di due mani di buona volontà, per maggiori informazioni rivolgetevi al gruppo scout o sul sito www.progettosarajevo.org .
Venerdì 26 ottobre 2001 si è svolta in Piazza Santa Croce la Giornata
della Pace, promossa dal Comune insieme al Quartiere 1 e molte associazioni di
volontariato operanti nel campo della pace e tutte le scuole di ogni ordine
presenti nel quartiere.
Il nostro gruppo scout è stato chiamato a rappresentare
l’associazione Agesci in questa manifestazione, allestendo uno stand per
presentare le numerose attività che portiamo avanti nell’ambito del
volontariato per la Pace e per la Nonviolenza.
E in questi
tempi così difficili, nei quali chi dovrebbe guidarci dimostra sentimenti così
contrastanti portando avanti una guerra che dovrebbe favorire la pace (difficile
crederci!), il ritrovarsi con tutti i movimenti pacifisti a oltranza è stato
molto interessante. Abbiamo confermato quello che abbiamo sempre sperato: coloro
che lavorano da sempre contro la guerra (di ogni tipo: non c’è bisogno dei
soldati per uccidere innocenti), pensano che la pace si faccia solo con la pace,
e quindi chiedendosi quali sono le cause che scatenano le guerre e cercano di
risolverle aiutando concretamente chi è in difficoltà, e non sommando dolore
ad altro dolore come qualcuno vorrebbe farci credere.
La giornata è stata molto partecipata: la mattinata è stata
caratterizzata dalla presenza degli studenti, che hanno dato prova dei loro
sentimenti pacifisti dando vita a concerti, recite, balletti multiculturali.
Il pomeriggio ha visto Santa Croce riempirsi dei più svariati
visitatori: fiorentini a passeggio, turisti in comitiva, insomma tutti coloro
che si trovavano a transitare nelle vicinanze hanno finito per rimanere a
curiosare tra i gazebo, rimanendo fino a sera per assistere al lancio di
palloncini con i messaggi di pace e della mongolfiera, ai cori gospel, alle
musiche delle bande.
Come scout abbiamo presentato l’operato nel settore del nostro gruppo:
sia in branco, sia in reparto ma specialmente in clan portiamo avanti attività
che vogliono prendere le distanze da quello che troppo spesso ci viene mostrato
come l’unico indirizzo giusto e appropriato, e spesso prendendo molto sul
serio le parole del Papa, riflettendo autonomamente e criticamente arrivando
alle nostre conclusioni.
Come molti ricordano (sullo scorso numero c’era un articolo)
quest’estate siamo stati a Sarajevo, portando tutti i contributi raccolti in
parrocchia ed aiutando così i bambini ad andare a scuola quest’inverno.
Essere scout è imprescindibilmente legato ad essere un operatore di
pace, sia nel concreto che nella testimonianza: molti avranno visto alla
televisione l’ultima edizione della Marcia della Pace Perugia-Assisi, in cui
gli scout erano l’associazione più numerosa.
Nutriamo la speranza che manifestazioni di questo genere si ripetano,
perché è molto importante che le energie del volontariato si ritrovino insieme
per urlare il loro NO a ogni tipo di violenza.
Augurandovi buone feste ed un Santo Natale, vi lasciamo con una
preghiera nella speranza che l’anno che viene porti più giustizia per chi da
troppo tempo ne è stato privato.
Lorenzo Vigotti - Capo Reparto
SALUTANDO
GIACOMO
L’articolo che segue parla della cerimonia della
Partenza, che accade a tutti coloro che, terminato il loro iter all’interno
degli scout, decidono di lasciarli impegnandosi a testimoniare i valori della
promessa e della legge scout nella vita di tutti i giorni.
…che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano!
Con questo augurio vogliamo salutare Giacomo, un amico, un compagno di strada, un membro della nostra comunità che durante l’ultimo campo, vissuto alla fine di Dicembre, ci ha lasciato: ha capito infatti che poteva vivere, ogni giorno, quello che aveva sperimentato con noi, con le sue sole forze, che poteva essere lui stesso sorgente di gioia, di speranza, di accoglienza per tutti coloro che avesse incontrato nel suo cammino.
L’ultima sera della Route allora, tra il vento freddo di Perugia e la luce della fiaccola, abbiamo letto e cantato con lui i suoi progetti e le sue radici, abbiamo pregato insieme e lo abbiamo salutato con le lacrime agli occhi. Era strano non vederlo tornare a casa con noi, soprattutto dopo 4 giorni di cammino nella campagna umbra innevata e gelida, di riposo nei posti in cui siamo stati accolti, di incontri con persone straordinarie. Eravamo infatti partiti quattro giorni prima da Todi, in piccoli gruppi, per poter così saggiare le nostre forze, per cercare la pace dentro di noi, per esplorare una terra nuova, per vivere un incontro profondo col Signore e per ritrovarci infine, nuovamente insieme a Montefalco. Fin da subito abbiamo sperimentato una grande ospitalità, un calore che sa accogliere e rinfrancare chi ha appena compiuto un duro cammino: un tetto, un tè caldo e il pranzo delle 5 del pomeriggio!
Poi di nuovo la strada, la neve, le pietre medievali di Montefalco illuminate nel buio della sera, ma questa volta anche la voglia di essere insieme, di scendere verso Bevagna accompagnati dalle parole degli altri, di scorgerla con le sue mura chiare mentre vengono raccontate, in confidenza, le impressioni e le esperienze vissute e continuare così fino a notte tarda, cercando di capire meglio chi siamo e cosa vogliamo per la nostra vita.
Eravamo colpiti dal fatto che ci sentivamo a casa nostra, trattati come amici di vecchia data da tutti gli scout incontrati: erano disposti ad ospitarci, a sacrificare un po’ del loro tempo per farci riposare, avevano voglia di conoscerci e di farci conoscere i loro luoghi, le loro tradizioni.
Per tutti l’incontro più bello resta però quello con la città di Assisi, con gli ulivi e la chiesetta di San Damiano, con la dolcezza della voce e la pace d’animo del fraticello che ci ha guidati, con gli affreschi di Giotto, con il suo splendore alle nostre spalle mentre scendevamo verso la stazione.
E infine Perugia, altri scout, altro affetto gratuito, altra sede dove riposare; ma tutti con la mente pensavamo già alla Partenza di Giacomo e sentivamo allo stesso tempo gioia e nostalgia per il bel momento che avremmo vissuto.
Insieme abbiamo cantato, mentre continuavamo a guardarlo allontanarsi, ciascuno con emozioni diverse e allo stesso tempo uguali: sentendo che un giorno, forse avremmo fatto la stessa cosa, che così sperimentavamo qualcosa di vero, che era esattamente quello che avevamo scelto per noi…che i tuoi sogni ti guidino sempre, e la vita ti porti lontano!
Valeria Pecchioni - Capo Fuoco Fi 16°
Tra le scelte che ogni capo scout deve compiere, c’è quella politica, intesa come volontà e capacità di analisi della società che ci circonda, rispetto alla quale assumere una posizione di intervento attivo per “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato”(Baden-Powell).
Il
nostro servizio educativo dovrebbe avere, cioè, l’aspirazione ad essere
strumento privilegiato, attraverso il quale testimoniare scelte valoriali ,
scelte di impegno civile, assunzioni di responsabilità.
Per
essere veri testimoni di fronte agli altri, è necessario non adagiarsi su
posizioni di comodo ma essere sempre disposti ad aprire gli occhi sul mondo non
lontano da noi.
E
così, la Zona Firenze est, organo che riunisce le Comunità capi di una
determinata area geografica di Firenze, di cui il nostro gruppo fa parte, ha
deciso di dedicare il fine settimana del 9 e 10 marzo scorso ad una occasione di
conoscenza e di riflessione su alcune realtà .
Il
sabato pomeriggio, ci siamo divisi in gruppi di 15-20 capi: alcuni sono stati a
Legambiente, altri alla Fondazione Balducci
alla Badia Fiesolana, altri alle Piagge da Don Santoro, e altri ancora
alla Caritas a Villa Peragnoli, ad incontrare volontari o comunque persone di
riferimento , cercando di condividere per quanto possibile le esperienze di
servizio dei vari luoghi.
Abbiamo
scelto, tra i vari possibili, questi interlocutori,
perché li riteniamo molto vicini al mondo scout, nei valori che sono
alla base, e nello spirito di accoglienza e aiuto al prossimo; sono infatti punti fermi dell’AGESCI l’educare i ragazzi al
rispetto della natura e dell’ambiente in generale, all’ascolto della Parola
di Dio, al confronto con l’emarginazione e la povertà, alla difficoltà e
alla necessità dell’incontro tra popoli diversi.
D’altra
parte abbiamo anche potuto cogliere
la scelta forte di vita che c’è dietro ad ogni impegno, una scelta di
servizio che non ha orari o
settorializzazioni, ma che tende a comprendere la persona nella sua interezza.
La
sera, dopo cena, ci siamo ritrovati tutti al parcheggio della piscina Costoli,
dove un autobus ci attendeva per portarci a Camaldoli.
Abbiamo
infatti ritenuto adatto un luogo solitario e allo stesso tempo teatro di scelte
forti, seppur diverse da quelle viste nel pomeriggio, per riflettere su quanto
vissuto.
I
monaci camaldolesi ci hanno ospitato nella foresteria del convento, dove abbiamo
dormito (tre ore?!),e abbiamo partecipato alla preghiera del mattino.
Subito
dopo siamo saliti all’eremo, camminando nel silenzio e nella bellezza
incredibile del luogo; ad attenderci c’era un monaco che si è reso
disponibile a raccontarci il tipo di vita e di servizio che la comunità
monastica si impegna a portare avanti. Ci siamo dunque trovati di fronte a chi
non ha come strumento il contatto diretto con le persone, bensì
la preghiera .
Probabilmente
le sue parole ci hanno meravigliato per la pacatezza, per il distacco,
che non è però, sinonimo di indifferenza o di isolamento, ma
semplicemente il frutto di un dialogo intenso con Dio, che consente a chi è
chiamato a questa vita di essere punto di riferimento, stella fissa per chi si
avvicina.
Dopo
la messa e un pranzo a sacco veloce, siamo tornati a Firenze, arricchiti
e sicuramente con gli occhi e il cuore un po’ più aperti di quando
siamo partiti.
Laura
Alcaro - Capo gruppo FIRENZE 16
Il
reparto del nostro gruppo scout ha passato tre giorni, dal 26 al 29 aprile, a
Viareggio, partecipando all’evento del San Giorgio, che quest’anno era stato
organizzato a livello regionale. Che cosa vuol dire?
Vuol
dire che ben 116 reparti provenienti da quasi tutti i gruppi toscani, si sono
ritrovati per festeggiare il Santo Patrono degli scouts, San Giorgio appunto.
Immaginatevi ben 700 tende sparse nella pineta tra Viareggio e Torre del Lago,
dove circa 3.200 esploratori e guide tra i 12 e i 16 anni hanno lavorato,
cantato, giocato, mangiato e dormito insieme, confrontando le varie realtà
della nostra regione, da Pontremoli a Orbetello, dall’Isola d’Elba a
Sansepolcro. Difatti fare scoutismo in città o in paese, in riva al mare o in
mezzo alle montagne, benché seguendo sempre la promessa e la legge scout può
essere molto diverso, sia per la composizione dei ragazzi e delle ragazze che
compongono i reparti sia per l’influenza culturale e per le tradizioni dei
paesi e delle città di provenienza.
Il
sabato sono stati organizzati ben 80 stages per affinare tutte le tecniche
scout: l’espressione, il campismo, l’artigianato, il pronto intervento e
l’alpinismo, solo per citarne alcune. Le squadriglie hanno così imparato
nuove tecniche che certamente torneranno utili nel prossimo campo estivo.
La
sera del sabato ci siamo ritrovati tutti insieme presso la nuova Cittadella del
Carnevale a Viareggio, dove abbiamo cantato e ballato, assistendo ad uno
spettacolo sul tema della pace e della cooperazione: tutti abbiamo bisogno degli
altri e del loro aiuto per riuscire a realizzare i nostri progetti.
La
domenica mattina, sotto un sole cocente, siamo confluiti sulla spiaggia per
celebrare la messa con il vescovo di Livorno, assistente spirituale scout della
Toscana. Durante l’omelia ha letto un passo di don Tonino Bello:
“Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte penso, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto: l’altra la tieni nascosta forse per farmi capire che anche tu non vuoi volare senza di me. Per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te!”.
Dopo
esserci salutati e aver smontato le tende, siamo ripartiti con il nostro treno
speciale pieno di scout, portando a casa mille immagini, mille volti conosciuti,
qualcuno con qualche indirizzo di nuove amicizie fatte al campo, altri con la
consapevolezza di aver visto tanti ragazzi e ragazze uniti da una sola promessa,
una sola legge, un’unica fede, un solo ideale.
Lorenzo
Vigotti
GIORNATA DEI GENITORI (guarda le foto)
Domenica 9 giugno il gruppo scout ha festeggiato la conclusione del suo 6° anno di attività nella parrocchia di Sant’ Ambrogio, che ha raccolto il Branco, il Reparto, il Clan, tutti i capi e le famiglie (eravamo quasi ottanta!).
La giornata è iniziata con l’incontro nel giardino di via Carducci (ringraziamo la direzione dell’asilo che ci permette l’uso di questo spazio!), da dove è stata lanciata una caccia al tesoro per la città alla ricerca dei luoghi danteschi.
Le strade e le piazze della nostra città si sono trasformate così in altrettanti gironi infernali, nei quali i dieci gruppi si cimentati in imprese che servivano ad “uscire e rimirar le stelle”.
E’ seguito il pranzo, che visto il tempo si è tenuto nell’oratorio, ed infine la messa nella chiesa, celebrata da Padre Carlo/Baloo.
Come tutti gli anni, è stata l’occasione per ritrovarci con tutti i genitori e i familiari, che normalmente non partecipano mai alle attività scout, e che invece accorrono numerosi a questa festa di fine anno.
Infatti il prossimo appuntamento dei ragazzi sarà ai campi estivi, che si terranno tra la seconda metà di luglio e l’inizio di agosto, e che rappresentano il clou delle nostre attività.
Lì tutto ciò che è stato imparato e provato per brevi periodi durante l’anno sarà ampiamente vissuto nei campi di 7-15 giorni, a seconda dell’età. Sarà il momento di immergersi nella natura, e riscoprire tempi e modi di vivere più rispettosi dell’uomo e della natura e riscoprire l’essenzialità.
L’anno che si è concluso non è stato dei più facili, poiché come scout siamo chiamati a leggere e interpretare secondo la nostra legge sia i nostri comportamenti che i fatti di cronaca.
I ragazzi sono stati molto colpiti sia dalla lunghissima Intifada in Palestina che dalla tragedia dell’11 settembre, che ci ha trovato impreparati a commentare adeguatamente un tale avvenimento.
Oltre alle attività normalmente dedicate all’internazionalità e alla pace, abbiamo pensato quindi di fare qualcosa di più.
L’anno è cominciato con attività sull’esperienza vissuta l’estate scorsa a Sarajevo (e che ripeteremo quest’estate!) e con la nostra partecipazione alla Marcia della Pace di Assisi in ottobre.
Siamo poi andati a conoscere i nostri fratelli ebrei nella sinagoga di Via Farini e i fratelli mussulmani della moschea di Via Ghibellina, ricevendo una calorosa accoglienza e una grande identità di vedute sui temi della pace e della fede.
Inoltre il clan ha approfondito questi temi con una riflessione durata mesi, alla fine della quale ha partecipato sia ad un evento regionale, sia organizzando una serata in parrocchia sul conflitto Mediorentale.
Insomma, conformi alla nostra vocazione all’azione più che alla passività, abbiamo cercato di fare del nostro meglio per capire sempre di più la realtà che ci circonda.
Auguriamo a tutti i nostri parrocchiani e a Padre Carlo delle felici vacanze, arrivederci a settembre!
Lorenzo Vigotti - Capo Reparto
Vacanze di Branco 2002 (guarda le foto)
San Martino di Varolo (FO), 21-28 luglio
La messa a Sant’Ambrogio sarebbe stato l’ultimo assaggio di vita fiorentina per il Branco Fiore Rosso del Firenze 16. Era il 21 luglio 2002 e la tranquillità di una normale domenica d’estate venne interrotta da un sordo ringhio e da scatti di mascelle: erano i lupetti che si ritrovavano dopo un lungo periodo, affamati come non mai. Un nuovo territorio di caccia li stava aspettando, San Martino in Varolo (provincia di Forlì) ma appena arrivati nella zona ecco la prima sorpresa. La casa che li avrebbe dovuti ospitare per una settimana era stata disdetta e loro si trovavano senza un tetto…Ma come succede spesso l’avventura aspetta dietro l’angolo, basta essere capaci di riconoscerla. Nel nostro caso si era travestita da libro, un diario di bordo per la precisione, che narrava di naufragio in cui, per magia, ci trovammo coinvolti anche noi. Al termine del racconto, infatti, l’intero Branco era completamente fradicio e, in mezzo al cerchio, c’era un pirata svenuto. Dopo averlo svegliato e rifocillato Trinca, così si chiamava il naufrago, accettò di condurci alla sua isola, ma ci avvertì che non sarebbe stato facile rimanerci…
Appena attraccati all’isola vedemmo sventolare una bandiera pirata, udimmo una strana musica ed ecco comparire il terribile Morgan, capitano dei pirati! All’inizio era proprio deciso a cacciarci dalla sua isola, poi disse che avrebbe rimandato la decisione a dopo l’addestramento: noi avevamo bisogno di una casa, ma lui aveva bisogno di un equipaggio perché il suo era naufragato. L’addestramento andò bene, tanto che tutti i lupetti divennero pirati, in una cerimonia dove giuravano fedeltà al loro capitano e bevevano una bevanda dolciastra da un teschio!
Il terzo giorno ecco che Morgan ci svelò perché era giunto fino a quell’isola: un tesoro! Aveva una mappa, tre tappe, una più difficile dell’altra, ma c’era un pericolo ancora più grande…Morgan ci lasciò con la mappa e noi risolvemmo abilmente la prima tappa quando ecco arrivare una ciurma di terribili pirati nemici di Morgan che rubarono la mappa e rapirono tre lupetti, barricandosi, poi, nella nostra casa. Dopo una tremenda lotta riuscimmo a liberare i nostri fratellini, ma i pirati scapparono con la mappa. Sapevamo che sarebbero tornati; quella stessa notte ci appostammo e, quando arrivarono, recuperammo la mappa e li cacciammo…per sempre!
Decidemmo di tenere nascosta la faccenda a Morgan, la vergogna era troppa, ma mentre cercavamo di spiegargli perché la mappa era un po’ rovinata, arrivò un ammiraglio inglese: accusò Morgan di tremendi misfatti, lo imprigionò e trasformò la nostra isola in una colonia inglese. Mentre svolgevamo i compiti che l’ammiraglio ci aveva assegnato, trovammo una serie di indizi riguardo ad un misterioso passato dell’ammiraglio: il furfante era lui, non il nostro capitano. Così cacciammo anche lui e andammo a liberare Morgan, ridotto piuttosto male.
Le altre due tappe furono superate agevolmente, ma quando eravamo sicuri di aver trovato il tesoro…ecco comparire un fantasma, un antenato di Morgan che richiedeva una dimostrazione, oltre che di intelligenza, anche di forza e coraggio. Superammo la prova di coraggio attraversando una casa bnuia infestata dai fantasmi e quella di forza sconfiggendo tre “mostri” guardiani del tesoro: un abile spadaccino, un preciso lanciatore e una vedetta che li indirizzava verso di noi. Alla fine il forziere fu conquistato ed aperto: dentro trovammo un contratto dell’isola, che si prese Morgan intenzionato a trasferirsi là, e un doblone d’oro a testa…non male!
Ai lettori stupiti di quello che sono riusciti a fare i lupetti in una sola settimana vorrei raccontare anche di come abbiano inseguito i cani rossi che volevano invadere il nostro territorio, di come abbiano preparato delle commedie per i genitori completamente da soli, di come abbiano costruito strumenti musicali e musei naturali, di come abbiamo allestito uno spettacolo di ombre cinesi, di come abbiano allenato i cinque sensi, di come si siano avvicinati al Signore, fino quasi a sfiorarlo…ma lo spazio è poco e, comunque, potrete farvelo raccontare dai protagonisti stessi: i lupetti del Branco “Fiore Rosso”.
Buona Caccia,
Akela
Il
28 e il 29 ottobre il gruppo scout della nostra Parrocchia ha iniziato l’anno
scout in maniera ufficiale, cioè con l’uscita dei passaggi. In questa
particolare uscita, che si ripete tutti gli anni, gli ultimi anni di ogni unità
(Branco, Reparto, Noviziato, Clan) passano nell’unità superiore, un po’
come succede a scuola quando dall’ultimo anno delle elementari o medie si
passa alla scuola successiva.
Quest’anno
abbiamo celebrato questa importante cerimonia a Morrocco, nel Chianti
fiorentino, dove il reparto ha montato le tende fin dal sabato, per essere
raggiunto dal resto del gruppo la domenica. Insieme al branco e al clan, abbiamo
poi celebrato la messa con il nostro parroco e assistente ecclesiastico Padre
Carlo, che ha richiamato l’attenzione sulle responsabilità dei capi educatori
e sull’impegno che i ragazzi devono avere per affrontare un altro anno di
esperienze vissute insieme.
Quest’anno
inizia con l’amara e sofferta chiusura del Branco (per intenderci i lupetti,
dagli 8 a 11 anni), poiché non siamo riusciti a trovare dei capi disponibili a
quel servizio. I lupetti però non rimarranno a casa un anno, ma sono stati
assorbiti dal branco del Firenze 3°, un altro gruppo scout che ha la sede in
San Domenico. Il Reparto quest’anno inizia bene il suo cammino: gli
esploratori e le guide sono addirittura 41, e ben cinque sono i capi che li
seguiranno. Anche il Clan ha rimpolpato i suoi numeri, e soprattutto ha dei capi
nuovi di zecca, provenienti da altri gruppi. Come capi gruppo sono stati
confermati Roberto e Laura.
Iniziamo
quindi senza il Branco, ma i numeri del gruppo sono sempre alti: 62 sono gli
scout che vedrete in giro per Sant’Ambrogio quest’anno…
Lorenzo Vigotti (Capo reparto)
SOCIAL
FORUM - I CARE (guarda
le foto)
Anche l’AGESCI, la nostra associazione di scout cattolici, ha partecipato al grande evento del Forum Sociale Europeo. Infatti crediamo che come giovani cattolici non possiamo non dare il nostro contributo nel momento in cui ci si incontra per parlare dei problemi del mondo.
Proviamo
a leggere i temi di cui si è occupato il Forum Sociale Europeo : la finanza
etica, lo sviluppo sostenibile, il ruolo dell’Europa, la pace, i diritti, la
cittadinanza e la democrazia, il ruolo delle Chiese, l’inclusione sociale, le
risorse alimentari…. e molto altro, scopriamo che si tratta di temi grandi che
da tempo ci stanno a cuore, perché riguardano tante donne e uomini del pianeta
, tante sorelle e fratelli e perché rappresentano un enorme interrogativo
rispetto a come sappiamo e vogliamo testimoniare la fraternità. E anche se
l’impegno di molte delle associazioni che parteciperanno non è di oggi , e
non si concluderà certo con il Forum, tuttavia l’occasione che ha
attraversato Firenze rappresenta un’opportunità che ci sembrava preziosa :
discutere con delegati di tutti i
paesi europei e cercare di delineare orientamenti e soluzioni. In modo pacifico.
Ci
sta a cuore perciò come cristiani, come cittadini , ma anche come educatori ;
è un farsi carico dei fratelli, imparare a mettersi in gioco , accettare la
responsabilità del vivere in questo tempo , costruendo insieme il discernimento
necessario. Che dire altrimenti ai giovani che si interrogano sui perché delle
situazioni , su ciò che possiamo fare rispetto alla pace , alla giustizia , al
perdono individualmente ed unendoci ad altri , sul ruolo prezioso della
politica, sulla fisionomia dell’Europa di cui siamo parte? Diciamo che un
mondo migliore è possibile, e lo sarà anche grazie all’impegno di ognuno ,
che questo è un tempo in cui costruire reti e ponti insieme con i molti e
diversi compagni di strada, che la direzione
e i modi della globalizzazione possono essere orientati dai governi ai quali dobbiamo perciò chiedere scelte precise, che
partecipare con pienezza alla storia che scorre è
anche farsi carico dei problemi della famiglia umana.
Pensando
ai nostri ragazzi che hanno partecipato a questo evento , siamo contenti che non
abbiano incontrato adulti impauriti e barricati , ma persone capaci di portare
la loro testimonianza di persone di buona volontà, manifestando pacificamente
il bisogno di molti di “lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo
trovato”.
Lorenzo Vigotti (Capo reparto)
CONSIGLIO CAPI REGIONALE (guarda le foto)
Siamo
partiti alle 7 della mattina, con un freddo che gelava le orecchie (quelle di
Lorenzo erano però coperte dal mitico cappellino di lana…) e abbiamo preso il
treno che ci ha portato a Castiglioncello, ancora molto assonnati.
Là, dopo
qualche canzone della fantastica banda Scout in Blues, la sq. Spaziale ha
lanciato l’attività del giorno (aiutata dal potere oscuro della forza: da
sola non ce l’avrebbe mai fatta!!J),
ci siamo divisi in 13 gruppi-shuttle, ognuno dei quali doveva conquistare una
competenza (meno male, una sola).
Dopo la
messa, finalmente abbiamo mangiato!!!
Abbiamo
pranzato di gruppo, ed è stata un’occasione per conoscere gente nuova e per
scambiarsi informazioni sulle tradizioni dei vari reparti …, eppoi ognuno è
partito verso una stanza del castello, con il proprio shuttle, verso nuove
scoperte e tecniche (per esempio, io ho imparato a fare le candele profumate e
la mia divisa si è impregnata in modo definitivo di essenza alla fragola!!!),
c’erano pianeti dedicati al pronto soccorso, alle cornici, alla pasta di sale,
alle marionette…
Verso le
cinque siamo tornati tutti nella sala principale, dove ognuno ha recuperato il
proprio Consiglio Capi, il complesso degli Scout in Blues ha suonato il classico
Scouting for Boys e, reso l’ultimo saluto agli sgangherati ma realistici
membri della sq. Spaziale, il Consiglio Capi regionale è terminato, SIGH, SIGH!!
Solo allora siamo andati in riva al mare e, dopo qualche serenata al tramonto e scivoloni vari, il Mitico Consiglio Capi del FI XVI è riuscito a prendere il treno (e anche ad azzeccare il cambio, incredibile ma vero!), e a tornare a Firenze, dove ci aspettava una doccia e una bella dormita: una giornata indimenticabile, direi.
Nausicaa
Turco - Capo squadriglia Rondini
L'IDEA DELLO SCOUTISMO (DAL RAPPORTO EURISPES 2002)
Lo scoutismo è un metodo educativo e pedagogico, le cui origini e principi fondamentali si ritrovano nell’opera del suo fondatore, Lord Robert Baden-Powell of Gilwell (1857-1941): l’inizio di questa esperienza è il campo sperimentale di Brownsea, nel
1907, seguito dalla pubblicazione del testo fondamentale del movimento scout, Scoutismo per ragazzi (Scouting for Boys) nel 1908.
Nei primi anni del Novecento, B.P. (così viene affettuosamente chiamato il fondatore da noi scout) nota la “debolezza” della gioventù, sia dal punto di vista morale che da quello fisico: la famiglia e la scuola – istituzioni prime nella formazione della personalità del ragazzo – non sarebbero in grado di dare una risposta valida al fine di migliorare tale situazione; al contrario, le istituzioni e la società del periodo sono modellate secondo schemi e parametri “adulti”, in cui il giovane non viene preso in considerazione, vivendo e subendo una pedagogia che usa un linguaggio arido, moralistico, puritano, modellato su quello degli adulti.
Di qui la felice intuizione di Baden-Powell che, facendo tesoro anche della sua precedente vita militare inizia a pensare un programma per i giovani e sui giovani, al fine di renderli cittadini migliori e consapevoli, attivi nella società civile. In definitiva, egli non mira quindi a trasformare le strutture della società o a modificarle tramite l’azione a livello politico: il suo punto di vista è che la società – e il mondo – possono essere resi migliori solo che si riesca a migliorare la qualità dei singoli elementi che li compongono.
Quattro sono i punti fondamentali in cui si articola il programma di B.P.: formazione del carattere, educazione fisica, abilità manuale, servizio verso il prossimo. Questi concetti-obiettivi sono alla base di ogni attività scout e possono essere attuati attraverso tutta una serie di tecniche che vanno dall’espressione all’osservazione della natura, dal lavoro manuale alla vita all’aperto – sempre nella
consapevolezza, tuttavia, di giocare un grande gioco: quello della vita.Il ragazzo viene immediatamente reso attore principale della propria educazione (autoeducazione), in lui, il capo ripone la massima fiducia; lo rende partecipe di decisioni importanti che riguardano la vita della stessa comunità (cogestione); riceve la responsabilità “dei più piccoli”, divenendo così protagonista non solo della propria crescita ed educazione ma anche di quella degli altri (le squadriglie, unità base del sistema scout, con un numero di ragazzi intorno ai sei e di età compresa tra i 12 ed i 16 anni, di cui il maggiore è capo e responsabile degli altri, insieme ad un vice capo, ed in stretto rapporto di collaborazione con il capo adulto).
Al ragazzo, in più, si insegna che anche la sconfitta può essere una vittoria, purché si impari dai propri errori e si prenda coscienza del proprio operato, per poi ripartire con nuovo e maggiore entusiasmo. Il ragazzo, perciò, vede un riconoscimento non solo nel risultato finale ma anche nel suo sforzo.
Ma la vera novità del pensiero di B.P. è nel modo in cui tutto ciò viene presentato. Lo scoutismo propone al ragazzo di vivere “l’avventura del bosco e della natura”, ideale luogo di frontiera che si concretizza nella vita all’aperto, con il gioco spensierato all’aria aperta, la libertà dell’agire, senza rifiutare quelle piccole difficoltà che fanno meglio assaporare l’importanza della vita quotidiana: essenzialità nel cibo e nelle cose, rinuncia a tutte le comodità “superflue”, riscoperta della “gioia delle piccole cose”; importanza dell’aiutare il proprio amico nel momento della difficoltà, sia fisica sia morale, nella consapevolezza che egli farebbe la stessa cosa per lui…
Giunto alla fine del percorso scout il ragazzo o la ragazza sono divenuti Uomo e Donna della Partenza, ossia persone consapevoli e pronte a lasciare la loro impronta nel mondo attraverso il loro quotidiano impegno civile e sociale («Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato»: Baden-Powell, 1916). Chi poi decide di portare il proprio impegno all’interno dello scoutismo, formando le “ nuove leve”, può rientrare e prestare il proprio servizio sociale gratuito come capo scout – all’interno di una Comunità capi – cui peraltro viene proposto e richiesto un iter di formazione.
Ancora, il ragazzo, lungo tutto il percorso, prende coscienza di far parte di una comunità che supera i vari localismi e particolarismi politici, economici, sociali, etnici o religiosi, ricollegandosi ad una dimensione mondiale del movimento scout: questo senso di appartenenza, di fratellanza mondiale viene sottolineato attraverso una Legge, una Promessa una Uniforme ed un Saluto comuni a tutti gli Scout
nel mondo.Un discorso a parte merita il ruolo della religione all’interno del metodo e dell’educazione scout. Baden-Powell, di per sé assai religioso, già dal 1909 insistette affinché il movimento avesse, in materia, un orientamento quanto mai libero, conscio del fatto che lo scoutismo si andava espandendo in paesi assai differenti sotto molti punti di vista, non da ultimo quello della professione di fede, che non doveva e non poteva essere motivo di contrasti locali od ostacolo alla diffusione dell’ideale scout di fraternità mondiale. Una spiritualità, quella scout, del tutto originale, assai semplice e quasi francescana, in cui la religione non viene interpretata come mera esteriorità ma vissuta giorno per giorno, dove il Sacro, passa attraverso la scoperta della grande opera della Natura e la consapevolezza di Servire il prossimo.
Lorenzo Vigotti - Caporeparto
VITA DI REPARTO D'INVERNO
In questi lunghi mesi invernali potrebbe sembrare che le attività scout siano rallentate, costrette a fare i conti con il tempo avverso e le poche ore di luce. Niente di più falso!
E’ proprio in questo periodo che si imparano tecniche nuove, che poi verranno messe in pratica durante le uscite e i campi estivi. Infatti all’interno delle squadriglie i più grandi insegnano ai nuovi arrivati tutto ciò che si rivelerà utile più tardi: nodi, costruzioni, topografia, pronto soccorso, cucina trappeur. I “vecchi” hanno il tempo di spiegare i simboli e le tradizioni del reparto (tra cui la Promessa, il Motto e la Legge), così da preparare i “novizi” a essere pronti per recitare a loro volta la promessa scout.
La vita di squadriglia è tutta concentrata sul cammino verso l’acquisizione della specialità di squadriglia, un lungo lavoro che li vede direttamente coinvolti, in maniera autonoma, sulla realizzazione delle imprese che hanno scelto: c’è chi si occuperà fino a maggio di esplorazione, nautica, espressione, olympia, civitas. Infatti dopo la fase progettuale, le squadriglie sono passate all’azione: sono appena tornate dalle prime uscite (vissute in completa autonomia) che tra breve ripartiranno, per imparare a realizzare da soli i propri progetti.
Ma c’è molto altro da fare: in queste settimane siamo in mezzo ai lavori di ristrutturazione della nuova sede, che ha bisogno di lavori in muratura, pittorici, decorativi. Tutte le guide e gli esploratori del reparto stanno quindi imparando nuove tecniche negli ateliers (vedi foto), in cui un “maestro” insegna una specifica tecnica, in modo che poi ogni squadriglia abbia competenze su più campi. Gli ateliers di quest’anno sono:
ESPRESSIONE
TRADIZIONI FIORENTINE
MURATORE & FALEGNAME
PACE E MISSIONI
DISEGNO & PITTURA
Come si nota, c’è spazio per ogni gusto: le attività scout non si fermano infatti alle tecniche manuali tradizionali, ma comprendono anche conoscenze sulla propria città e riflessioni su grandi temi come la pace e i problemi del mondo.
La preparazione di un buono scout, futuro cittadino del mondo, non potrebbe infatti essere completa senza una comprensione di ciò che ci circonda: dal quartiere in cui abitiamo al mondo. Già B.P. tanti anni fa sosteneva come l’apertura mentale fin da piccoli è fondamentale per crescere uomini e donne mature.
Lo scoutismo è infatti uno stile di vita: non insegna tanto le cose da fare, quanto il modo giusto di farle. I grandi problemi della società italiana e dell’umanità intera – la violenza, l’ingiustizia sociale, gli squilibri di sviluppo, l’odio razziale, la pace e la guerra, la conservazione della natura – sono in ultima analisi riducibili ad un problema di educazione. Essi hanno certamente bisogno di riforme profonde di struttura, di soluzioni audaci e innovative; ma per render possibili queste ultime e garantirne l’efficacia resta ugualmente necessario, iniziare la costruzione dall’interno, dal cuore dell’uomo. E la storia passata e presente dello scoutismo ha ampiamente dimostrato la “capacità di costruire” di tanti ragazzi e ragazze che, divenuti adulti, sono riusciti e continuano a cambiare, nel loro piccolo, il mondo.
Lorenzo Vigotti - Caporeparto